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Il colosso d'acciaio della Guerra Fredda: storia, tecnica e segreti del radar Duga

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Durante i decenni più caldi della Guerra Fredda, gli spettri elettromagnetici di tutto il pianeta furono teatro di una guerra silenziosa ma assordante. Tra il 1976 e il 1989, chiunque accendesse un ricevitore per onde corte (HF) in qualsiasi punto della Terra rischiava di imbattersi in un disturbo ritmico, cupo e incessante: un martellamento a circa 10 Hz che ricordava un picchio.

Ribattezzato dall'ascolto mondiale con il soprannome di "Russian Woodpecker" (Il Picchio Russo), quel segnale era l'impronta digitale dell'installazione radar più imponente, costosa e segreta mai concepita dall'Unione Sovietica: il sistema radar OTH Duga (designazione GRAU 5N32).
 

L'imponente struttura metallica dell'antenna del radar Duga. Fonte: Bohdan Aleksandrovych / Getty Images

 

Genesi e modernità: la sfida dell'orizzonte

Per comprendere la nascita del Duga, occorre fare un passo indietro alla fine degli anni '50. Con lo sviluppo dei missili balistici intercontinentali (ICBM) negli Stati Uniti, la leadership militare sovietica si trovò di fronte a un problema limite della fisica: i radar tradizionali a linea di vista (Line-Of-Sight o LOS) potevano rilevare un missile nemico solo quando questo superava la curvatura della Terra.

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