161536764.una lingua che non e voce

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Un medico radioamatore diceva: “comunicare in Morse è qualcosa di speciale. Quando mi metto le cuffie ed ascolto, ad occhi chiusi, sento di stare comunicando senza parlare e senza sentire alcuna voce, ed è piacevolissimo farlo dopo una intensa giornata passata a parlare ed ascoltare ogni genere di voci. Il messaggio sembra arrivare quasi sussurrato, e sembra quasi essere qualcosa di cui mi sto ricordando invece di ascoltarla. Non mi capita più di formulare un pensiero per poi tradurlo in suoni di codice che le mie dita trasmetteranno. Sembra quasi provenire da un angolo della mente diverso da quello del “parlato”. I pensieri sorgono così, da soli”.

Da L'arte, il talento e la tecnica dellla telegrafia, William G. Pierpont, N0HFF (S.K.)

161536866.il codice morse ha ancora un senso_10

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Nell’era del digitale sempre più spinto ha ancora senso parlare di codice Morse? Ho trovato questo interessantissimo punto di vista di Fabio Bonucci (sigla IK0IXI), un radiomatore con un palmares da fare invidia, che ci illumina sull’utilizzo di un modo di comunicare che solo apparentemente potrebbe sembrare arcaico e dimenticato. Tutt’altro…

L’opinione del collega di Fabio Bonucci (IK0IXI):

Il codice Morse è qualcosa che non ha eguali nelle comunicazioni; formato da due “livelli”, punto e linea, segno breve e segno lungo, estremamente musicale e per questo facilmente accessibile e fruibile. Se al punto e alla linea si assegnano i rispettivi suoni “Dih” e “Dah”, il Morse diventa un gioco musicale da bambini e non è tanto per dire; fate giocare un bambino con un tasto telegrafico e ve ne accorgerete da soli….


Primo codice di comunicazione digitale ormai in disuso nel mondo professionale, il Morse è ancora oggi in voga tra i radioamatori che lo mantengono vivo e vegeto…
Perchè andare in telegrafia? Semplicemente perchè mentre la fonia e i moderni codici digitali sono fini a se stessi (ovvia e banale la prima, rigidi e bisognosi di macchine gli altri), il codice Morse ha bisogno solo di un tasto e di un paio di orecchie per fare il giro del mondo (anche oltre dato che è usato anche nei collegamenti Terra-Luna-Terra). Ma non solo: la telegrafia e i suoi mezzi (leggi Tasti) permettono di comunicare in modo molto trasparente, molto di più della fonia e degli altri sistemi. Il Morse può sembrare monotono e rigido ai non addetti, ma invece è semplicemente musica; come tale ha le sue sfumature, i suoi ritmi, la sua timbrica e permette di trasmettere emozioni. Operando in Morse è infatti molto facile identificare il corrispondente subito, appena inizia a trasmettere, capire il suo stato d’animo, la sua anima…

Per un telegrafista il codice Morse sostituisce senza problemi la comunicazione vocale. Chi opera in telegrafia difficilmente sente il desiderio di qualcosa di diverso; il Morse gli dà tutto quello che gli serve e attraverso questo modo egli svela ai corrispondenti tutti i suoi aspetti più intimi. Si può parlare tranquillamente di “Morse veritas“…In questa pagina mi limiterò solo a dare delle indicazioni procedurali sullo svolgimenti del QSO in Telegrafia. Nulla di nuovo, è solo la procedura standard per Radioamatori. Non troverete nessun Corso di CW sul mio sito. A differenza di molti OM, io non ho la velleità di creare nessun corso, ce ne sono già troppi di “inventori” che non è il caso che anche io mi cimenti in questo campo. Consiglio però a tutti di seguire il classico metodo musicale in uso da oltre un secolo, lasciando stare altri “metodi” più o meno collaudati da altri.

NOTA

Purtroppo nel nostro “Bel” Paese negli ultimi anni, grazie o a causa dei social network e forums, è nata una nuova specie: il radiogiornalista. Si tratta di una nuova razza di radioamatori appassionati di CW al punto di non praticarlo mai.. Scrivono articoli, fanno collezione, danno consigli, organizzano incontri, fanno corsi, ma se provate a cercare il loro nominativo sul Reverse Beacon Network o sui log on-line vi accorgerete che non fanno mai nessun QSO…al limite 4-5 l’anno e poi in che modo….Normalmente stanno alla larga da chi il CW lo fa sul serio, non frequentano chi potrebbe condividere con loro la propria enorme esperienza, chi potrebbe traferirgli molta conoscenza in materia. Essi preferiscono una platea disinformata, pigra, superficiale pronta a recepire ogni loro “chicca”, ogni loro “buon” consiglio. Tutto questo ha una precisa logica: quando uno vuole crearsi il suo “gregge personale”, il gruppo di adepti al quale raccontare quello che gli pare, far passare il messaggio di essere o essere stato un grande telegrafista e quindi elargire consigli e nozioni a tutti, è pericoloso avere vicino chi potrebbe fare ombra o, peggio, potrebbe smascherare la propria pochezza e dimostrare agli altri chi hanno davvero davanti e chi stanno seguendo. Per questo motivo i radiogiornalisti evitano accuratamente contatti con tutti coloro che ne sanno molto di più, snobbano chi ha dimostrato da anni di avere voce in capitolo e si creano un mondo a se.


Per fortuna oggi la stessa information technology che ha permesso la nascita e diffusione dei radiogionalisti ne smaschera la loro natura… basta controllare il RBN (Reverse Beacon Network), essere attivi sulle bande usuali oppure guardare i video su YouTube e il gioco è fatto: vi renderete conto cosa intendo per radiogiornalisti…non sono mai attivi e hanno una pessima tecnica..
Non che me ne importi poi molto sotto il punto di vista personale, ognuno è libero di fare ciò che è lecito, non esiste nessun “diritto di prelazione” nel CW e ognuno è libero di seguire chi gli pare. Questi personaggi non mi arrecano nessun danno (anzi mi fanno anche divertire…).

Ma vorrei mettere in guardia i new comers: prima di accettare consigli inerenti il CW dal primo venuto, controllate se egli in effetti è un OM che pratichi la radiotelegrafia on-air e che abbia dei riconoscimenti importanti nel mondo CW. Controllate su RBN, su YouTube e chiedete informazioni. A monte di ogni didattica ci deve infatti essere la preparazione, la pratica e l’esperienza operativa. Non solo: la didattica deve avere un vasto riconoscimento per essere definita tale. Quindi anche coloro che sono capacissimi non è detto che siano buoni insegnanti, figuriamoci poi un radiogiornalista…potete facilmente immaginare cosa potrà insegnarvi…

Per approfondire

Fabio Bonucci IK0IXI

161536777.radio venezia giulia una storia quasi

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Quasi incredibile per certi versi perchè dimostra chiaramente che i confini tracciati dall’uomo altro non sono che un tratto di penna su una carta geografica.

Questa è una storia che ha quasi dell’incredibile, una storia pressochè sconosciuta. Nemmeno io, pur appassionato di storia delle seconda guerra mondiale e di radio, e pur abitando a pochi kilometri dal luogo oggetto di questa affascinante vicenda, ne avevo mai sentito lontanamente parlare. 

Sono passati pochi mesi dalla fine della guerra, è autunnno, per la precisione il 3 novembre 1945. Una data che a molti, praticamente tutti, non dice quasi niente se non fosse che quello è il primo giorno di emissioni di una radio pirata e clandestina, Radio Venezia Giulia. Un’emittente segretamente sovvezionata e sostenuta con i fondi del governo italiano, il cui scopo era quello di informare gli italiani rimasti e lasciati oltre confine, a Trieste ed in Istria e Dalmazia, sotto la Jugoslavia di Tito. E’ il primo esperimento di guerra fredda adriatica in onde medie.

Ma dove si svolge la storia?

Siamo al Lido di Venezia, quella lunga striscia di terra che fa da argine naturale tra il mare Adriatico e la laguna di Venezia. Per la precisione siamo a sud, agli Alberoni vicino alla bocca di Malamocco, a Forte Rocchetta o Batteria Rocchetta. Questo forte costruito dagli Austriaci a metà del XIX secolo era stato già da tempo destinato ad un uso militare della marina durante la seconda guerra mondiale. E fu proprio qui che venne segretamente installato secondariamente il trasmettitore di Radio Venezia Giulia (il primo trasmettitore venne installato sul tetto della chiesa di San Nicolò sempre al Lido) che diffondeva in onde medie sui 1380 kHz bollettini, informazioni e poi veri e propri programmi e rubriche con il preciso scopo di raggiungere le terre “al dilà del mare” Adriatico. Terre abitate anche da moltissimi italiani che diventarono poi esuli Istriani e Dalmati. La vicenda con il complicatissimo ed intricatissimo scenario storico, politco e militare è descritto nei dettagli nell’interessantissimo libro di Roberto Spazzali, Radio Venezia Giulia. Informazione, propaganda e intelligence nella
“guerra fredda” adriatica (1945-1954).

Nella foto qui sotto potete vedere a sinistra il lido di Venezia e a destra il particolare della punta degli Alberoni con la Batteria Rocchetta dove venne installato il trasmettitore di Radio Venezia Giulia.

Che scopo aveva fondamentalmente la radio?

La neonata radio, che operò per circa dieci anni tra il 1945 ed il 1954, aveva lo scopo di informare o meglio contro-informare oltre confine tutti i territori finiti al dilà della linea Morgan, praticamente sotto la Jugoslavia di Tito ed indirettamente sotto sfera del regime comunista sovietico. Ma non solo, RVG assolveva anche allo scopo di far sentire la vicinanza dell’Italia lontana e rimpianta da quelle popolazioni, quell’Italia che li aveva senza colpa abbandonati oltre confine; le sue trasmissioni volevano essere un concreto sostegno morale ed un conforto psicologico che paradossalmente si materializzava via etere. Questo è stato il primo messaggio diffuso dalla radio il 3 novembre: “Oggi 3 novembre, giorno di San Giusto e anniversario della redenzione di Trieste, una voce libera parla finalmente agli italiani della Venezia Giulia. Italiani, sappiate resistere. La vostra Italia, l’Italia di Garibaldi e di Matteotti, ritornerà, è la voce di 45 milioni
di italiani che non ci hanno dimenticato e non ci dimenticheranno”.
 

Ma con il passare degli anni RVG assunse un vera e propria funzione di intelligence, probabilmente a maggior ragione quando nel 1947 passò sotto il diretto controllo dell’agenzia Astra di matrice democristiana e probabilmente anche sotto l’impulso di Giulio Andreotti. Scenari che ci ricordano la nostra storia più recente nella lotta al pericolo comunista, in sostanza una vera e propria stay-behind, una gladio ante-litteram. Furono infatti molti gli informatori sotto copertura che infiltrati nei territori slavi oltre confine riuscivano a trasmettere in morse preziose informazioni con ricetrasmittenti, spesso crittografate, con codici che riecheggiano quelli delle odierne number station. La redazione in Italia poi aveva il compito, una volta filtrate, di ritrasmetterle al dilà dell’Adriatico per dare un’informazione alternativa a quella del regime comunista. In sostanza una vera e propria funzione di contro-informazione, una vera e propria guerra fredda adriatica combattuta in onde medie prima ed in onde corte poi.

Alcune specifiche tecniche

Come abbiamo detto in precedenza RVG cominciò la sua prima emissione il 3 novembre del 1945 in onde medie sulla frequenza di 1380 kHz con una potenza di 1kW ma poi spostò anche le sue trasmissioni sulle HF (onde corte) arrivando a trasmettere con 5kW di potenza. Le trasmissioni, che puntualmente infastidivano gli alleati angloamericani e gli jugoslavi furono contrastate con l’istituzione di Radio Koper (Capodistria, tutt’ora qui a Treviso facilmente ascoltabile all’imbrunire) e di Radio Pola che avevano il compito specifico di rettificare le notizie date da Radio Venezia Giulia. Nel suo operato l’emittente riuscì a produrre 3.800 trasmissioni (2600 in onde medie e 1200 in onde corte) ed il suo segnale, con modeste potenze, riusciva a coprire un raggio di quasi 400km, praticamente Lombardia, Veneto, Trentino e tutta la costa nord-orientale dell’Istria, della Dalmazia e delle isole del Quarnaro. Nel 1949 smise la sua emissione clandestina e divenne ufficialmente Radio Venezia III, inglobata dalla nascente RAI.

La radio vince sempre

In un palese contesto di guerra fredda questa storia ha quasi dell’incredibile per certi versi perchè dimostra chiaramente che i confini tracciati dall’uomo altro non sono che un tratto di penna su una carta geografica che le onde radio riescono a scavalcare senza nessuna difficoltà. Ha anche un alone di mistero perchè per anni non si sentì mai parlare di questa storia che potrebbe essere davvero un copione perfetto per la trama di un film. 

Tutto ciò dimostra che la radio ancora una volta, durante e dopo la guerra, è simbolo vita ed ha il compito, nella sua più pura essenza, di essere foriera di messaggi di speranza e libertà. Contesti simili in tutto il mondo li ritroviamo infatti al confine di tutti quei teatri di guerra e di tutti quelle dittature e regimi, più o meno dichiarati, che impongono restrizioni e limitazioni alla libertà di parola dei popoli. Regimi che poi vengono puntualmente combattuti e spesso sconfitti inseguendo un anelito di libertà. 

Link ed approfondimenti

Per chi volesse approfondire l’argomento lascio alcuni spunti di approfondimento qui di seguito:

Roberto Spazzali, Radio Venezia Giulia. Informazione, propaganda e intelligence nella
“guerra fredda” adriatica (1945-1954)
– Libreria
Editrice Goriziana per l’Istituto Regionale per la cultura Istriano-
Fiumano – Dalmata, Trieste 2013.

Le storie della radio – Andrea Borgnino

Radio Venezia Giulia, la vera storia di una voce italiana nella Guerra Fredda – Andrea Lawendel

Storia della Radiotelevisione Italiana. 3 novembre 1945, nasce Radio Venezia Giulia, emittente (solo formalmente pirata) per incentivare la liberazione dell’Istria

161536783.quando mi chiedono perche si usa ancora

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Propongo di leggere questo breve inciso per fugare tutti le perplessità nei confronti di questa onda musicale, tratto dal libro The Art and skill of Radio-Telegraphy, di William G. Pierpont, N0HFF e tradotto in italiano da dell’INORC, Italian Naval Old Rhythmers Club (www.inorc.it).

Il codice Morse non è ormai obsoleto?

Spesso i profani ed alcuni di coloro che sono incuriositi dal Radiantismo pongono questa domanda: “Il codice Morse non è ormai obsoleto? Non è ormai stato superato dalle moderne tecnologie?” 

Nel 1912 nessuno si sarebbe potuto rifiutare di apprendere il Morse. La situazione allora era semplice: se non lo sapevi non potevi ascoltare e comprendere, ed ancor meno comunicare, con gli apparecchi “senza fili”. Al giorno d’oggi però il Morse non vuole abbandonare ed è duro a morire. Perché? Non solo persone di una certa età, ma anche le nuove leve hanno scoperto che è una disciplina che val la pena di imparare e di praticare, un piacere come quello di ogni altra particolare capacità.
Comunicare con questo sistema dà realmente piacere e soddisfazione. Alcuni lo trovano addirittura una distrazione eccellente, un mezzo che occupa completamente la propria attenzione consentendo di dimenticare i problemi quotidiani. 

Ma ci sono anche aspetti pratici. Il Morse può far passare un messaggio in situazioni dove altri
modi di emissione non riescono. Gli operatori sanno da molto tempo che i segnali in codice Morse superano distanze, interferenze e disturbi atmosferici in maniera sconosciuta ai segnali in fonia. E’ per
questo che gli appassionati delle piccole potenze di trasmissione (QRP) sanno che è molto più efficace della fonia. Inoltre le attrezzature necessarie sono più semplici e più piccole, usano meno energia, ed in una emergenza possono spesso essere costruite con semplici componenti.

Tutto ciò non passò inosservato ai Russi dell’epoca comunista. Furono anche loro colpiti dalla
affidabilità, semplicità e basso costo delle apparecchiature per le comunicazioni in Morse, e dalla
loro semplicità di manutenzione. (Seguendo la stessa “filosofia” le loro apparecchiature radio
militari erano a valvole, per evitare danni potenziali dovuti alle radiazioni). Perciò essi hanno nel
corso degli anni promosso e reso popolare l’apprendimento del codice Morse e lo sviluppo delle
capacità di usarlo. Esso faceva parte delle attività “sportive” civili. Erano organizzati campionati e
venivano premiati gli operatori migliori e più veloci. Così il regime si assicurava una grande
quantità di operatori esperti e capaci di alte velocità, nell’eventualità di una guerra. Parecchi anni
addietro due soldati americani, che erano anche radioamatori, furono presi prigionieri da una nave
che era troppo vicina alle coste Nord Coreane. Essi furono sorpresi nel constatare che moltissimi
civili di quel paese comprendevano il codice Morse.

Negli anni recenti i nostri (USA, n.d.t.) settori militari sembrano anche loro essersi svegliati
rispetto a questi argomenti, ed hanno ricominciato ad addestrare personale nella pratica del codice
Morse. Si sono anche resi conto che il Morse è un mezzo di comunicazione efficiente quando il
nemico disturba le trasmissioni normali. Ma ci sono altri vantaggi. Le trasmissioni in Morse usano
la larghezza di banda più stretta (dopo il PSK31 che usa ancor meno spazio ma ha bisogno di un
computer), il che significa per i radioamatori più canali disponibili in ogni banda. Esse hanno un
rapporto segnale-disturbo molto superiore, e inoltre consentono ad un operatore di separare
segnali molto vicini, filtrandoli “mentalmente”, sulla base della differenza di tonalità, velocità e
caratteristiche della trasmissione.

197766023.radio caroline

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Fu un periodo d’oro, indubbiamente pionieristico ed onirico quello delle cosiddette radio clandestine. Veri e propri laboratori di dissenso culturale e fucine di idee innovative e dirompenti rispetto ai canoni tetragoni imposti dallo Stato.

Vivere di musica supportati dalla fama e dalla gloria dei milioni di fans che li ascoltavano in tutta la Gran Bretagna (e non solo) è il filo conduttore del bellissimo film I love Radio Rock ed è anche sicuramente il sogno di chi ama con tutta la propria anima la radio. Un sogno, quello di Radio Caroline, che ha ispirato questa storia.

Radio Caroline fu tra le più eclettiche e divenne la più famosa “radio pirata” britannica se non altro per la sua piattaforma di trasmissione: fu fondata da Ronan O’Rahilly e iniziò a trasmettere il 28 marzo 1964 da una nave al largo delle coste del Regno Unito, aggirando cosi il monopolio radiofonico della BBC per offrire musica pop e rock più giovane e libera rispetto alla programmazione ufficiale. La prima imbarcazione usata fu la MV Fredericia (ribattezzata MV Caroline) e l’annuncio inaugurale — “This is Radio Caroline on 199, your all day music station” — divenne celebre; il primo disco trasmesso fu “(I Can’t Get No) Satisfaction” dei Rolling Stones, simbolo del taglio musicale ribelle della stazione.

Il successo fu rapidissimo: in poche settimane l’emittente raggiunse milioni di ascoltatori e ispirò la nascita di molte altre stazioni clandestine; questo attirò l’attenzione del governo britannico che fu costretto ad emanare il Marine Broadcasting Offences Act nel 1967 per ostacolare il finanziamento e la collaborazione con le radio pirata, ma la legge non fermò subito Radio Caroline, che si spostò operativamente e continuò a trasmettere in vari periodi.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta Radio Caroline operò con diverse navi e proprietari, più tardi usando la famosa Ross Revenge come piattaforma di trasmissione, munita di un potente trasmettitore e di un’imponente antenna che rese la stazione ancora più nota e longeva. La Ross Revenge fu al centro della storia dell’emittente fino alla fine degli anni Ottanta; nel 1989 la nave subì interventi e difficoltà che portarono alla sua forzata interruzione delle trasmissioni in mare aperto, e nel 1991 la nave venne danneggiata da tempeste e rimase incagliata su banchi di sabbia.

Dopo la fine delle trasmissioni offshore la “marca” Radio Caroline non scomparve: dagli anni ’90 in poi la stazione sperimentò ritorni via satellite e, più recentemente, trasmissioni online e licenze locali/AM in forma più istituzionalizzata; nel 2017 ottenne per la prima volta una forma di autorizzazione ufficiale su onde medie come radio comunitaria, segno della trasformazione da fenomeno pirata ad emittente storica riconosciuta.

161536778.il morse nel 2022

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Più di due anni e mezzo fa scrissi questo articolo sul codice morse e sulla sua presunta utilità, era novembre 2019. A distanza di più di due anni sono ulteriorimente ed estremanente convinto della sua utilità soprattutto per il fatto che adesso sto toccando con mano e studiando la sua multiforme versatilità e assaporandone l'immenso fascino.

Il CW (in gergo Continuos Wave) come lo chiamano i radioamatori appassionati di morse è forse infatti uno dei primi "modi digitali" che chi opera con la radio comincia a conoscere. Sicuramente è stato il primo modo di comunicare a distanza con il telegrafo e poi, grazie al nostro padre putativo Guglielmo Marconi, lo è stato anche nella versione wifi, quando cioè si faceva telegrafia senza più i cavi fisici che univano i continenti. 

Sembra ormai desueto il suo utilizzo, tant'è vero che in ambito sia civile-commerciale che in ambito militare ormai ufficialmente non viene più utilizzato. Fu l'India nel 2013 l'ultimo paese ad abbandonarlo ufficialmente.

Morse pratimonio dell'umanità?

Ma il codice morse conserva tuttora il suo fascino e la sua grande versatilità soprattutto in ambiente radioamatoriale come dicevamo. Primo per il fatto che per trasmettere in morse si possono costruire degli apparati radio relativamente semplici, poco impegnativi e con poca spesa, secondo perchè, rispetto alla fonia, richiede molta meno potenza per arrivare più lontano (si possono fare trasmissioni in QRPP con 1 o in QRP con 5 watt di potenza) e terzo ed ultimo ma non meno importante, il fatto che è un linguaggio universale, insomma basta leggere questa citazione da un libro famosissimo per gli addetti ai lavori. Si sta discutendo infatti anche di renderlo patrimonio dell'umanità all'UNESCO.

Internet e la radio

Ricordiamoci inoltre che a differenza di internet la radio è più viva che mai. E può superare delle distanze che internet non potrebbe forse nemmeno raggiungere. Vuoi per mancanza di segnale mobile magari o per il fatto che in certi paesi dove governano regimi autoritari o negli scenari di guerra la rete è comunque monitorata e localizzabile ed  è spesso filtarata se non addirittura bandita. E' vero che anche la radio può essere disturbata con segnali di jamming per disturbarne le frequenze di emissione volute (uno dei primi casi fu quello di Radio Free Europe, emittente di propaganda occidentale sovenzionata dal governo americano, puntulamente disturbata dall'URSS). Ma rispetto ad internet è un mezzo più libero e più difficilmente controllabile.

Studiare il morse oggi

E' chiaro che il codice in se stesso richiede molta pratica per poter essere imparato, sia ricevuto che trasmesso. Ma piano piano si riescono a raccogliere diverse soddisfazioni mano mano che lo si pratica. Tra vari corsi che vi consiglio secondo me quello più esaustivo è quello di Giacomo Comis  I4CQO che potete scaricare da qui insieme ad altri testi molto interessanti che ha scritto sull'argomento e che potete trovare nel suo sito. Inoltre come software sul quale potete fare pratica vi consiglio il validissimo e gradtuito https://lcwo.net/ che tiene conto anche dei vostri progressi e gestibile completamente online, oppure se volete scaricarvi qualcosa sul pc c'è solo l'imbarazzo della scelta, come ad esempio CWPlayer di Gabriel Rivat (F6DQM). Come app per lo smartphone invece io uso per fare pratica Morse Mania, scaricabile dall'App store di Apple.

Se volete invece una lista completa dei miei software preferiti per il CW la trovate cliccate qui.

Insomma non mi resta che augurarvi buono studio e grandi QSO in tutto il mondo raggiungibile.

73 a tutti!

Immagine: arachnoid.com

161536782.test antenna rybakov

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In quest’ultimo fine settimana mi sono dedicato ai test della mia Rybakov, meglio conosciuta in Italia come canna da pesca, un’antenna se vogliamo di fortuna. Pensata per l’utilizzo campale o comunque in modalità outdoor. Devo dire che dai collegamenti fatti in questi due giorni tra sabato e domenica posso ritenermi più che soddisfatto visti i collegamenti con gran parte dell’Europa dell’est e dell’ovest, dai 12 fino ai 20 metri, qualcuno anche in 40. La potenza utilizzata massima è stata di 20 watt in SSB. Direì che l’antenna ha passato l’esame.

L’antenna è costituita da un semplice filo di rame di 10 metri da 2,5 mm2 di diametro montato su un palo telescopico da 10 metri della Spiderbeam, un ottimo e robusto supporto come potete vedere qui sotto in foto.

Che dire…esame superato. Buoni QSO a tutti.

161536766.dipolo sbandato per gli 80 metri

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Ascoltando l'ottimo podcast di Franco IK7XJA (lo trovate qui) mi sono imbattuto nella puntata dedicata alla banda degli 80 metri e mentre ero in macchina ascoltavo con piacere l'intervento di Saverio IK7IWF che raccontava appunto della sua autocostruzione di un dipolo dedicato per gli 80 metri. 

Ora la banda bassa delle HF in questione presenta delle caratteristiche peculiari soprattutto nella stagione autunno-inverno, periodo in cui questo spettro di frequenze (ben 300 KHz) si allunga e si possono effettuare anche dei collegamenti a lunga distanza (DX) con buone probabilità, propagazione permettendo.

Tutto molto bello direte voi, ma il problema degli 80 metri (lunghezza appunto dell'onda in questione) sono appunto, non tanto la banda, quanto le antenne per operare in buone condizioni. Il dipolo full-size presenta due bracci distinti di 20 metri e dovrebbe essere installato ad un'altezza di almeno 1/4 d'onda (quindi 20 metri) per essere efficiente. Situazione altamente proibitiva se non pressochè impossibile, pochi fortunati dispongono di un traliccio di 20 metri di altezza. Altra circostanza non meno importante è la caduta dei bracci (a V invertita) che comunque risulta molto impegnativa dovendo tirare i 20 metri per braccio per installarlo in condizioni standard. Insomma, ci vuole un sacco di spazio, almeno 20 in altezza e 40 in larghezza per le condizioni canonichea.

Partendo da queste premesse Saverio si è inventato la soluzione del dipolo "sbandato" che consiste infatti nel ripiegare quanto resta della caduta dei due bracci del dipolo (nel suo caso il vertice è a circa 10 metri dal suolo) alla bene e meglio.

Allora mi sono detto ma perchè non ci provo anch'io sfruttando il mio mitico palo della spiderbeam da 10 metri? In quatro e quattrotto ieri sera nel dopocena ho costruito il dipolo sfruttando un vecchio centrale con balun 1:1. Volendo installarlo a V invertita (come nel caso di Saverio) con angolo di 90°  le misure richieste erano circa 19.887 mt per braccio. E nel tardo pomeriggio di oggi l'ho montato sulla spiderbeam ad un'altezza di circa 7 metri (forse qualcosa meno) e quanto rimaneva delle cadute (circa 3 o 4 metri per braccio) le ho fatte correre lungo la recinzione del giardino a circa un metro da terra (diciamo pure che le ho proprio buttate li alla buona essendo anche buio non avevo nemmeno un riscontro visivo efficace della stesura del filo!). In tutta velocità poi l'ho tarato alla bene e meglio utilizzando il nanoVNA. A me interessava farlo risuonare per la porzione di banda CW intorno ai 3.550 MHz e qui sotto vedete i risultati

Tra l'altro l'installazione l'ho dovuta fare in maniera molto approssimativa, sia per via dello spazio per stendere i bracci e soprattutto per non flettere troppo il palo della spiderbeam che regge anche l'altro dipolo OCF.

Risultati e resa dell'antenna

E fin qui direi tutto bene, anzi grasso che cola! Devo dire infatti che i risultati in ricezione sono davvero buoni, l'antenna è poco rumorosa; in passato per gli 80mt utilizzavo una EFHW short con bobina di carica di 110 mH e codino di circa 2mt - avevo scritto anche un post in merito ma purtroppo è andato perso con il cambio del sito - ma il rimore era abbastanza notevole. Per quanto invece riguarda la resa in trasmissione dai QSO che vedete qui sotto fatti questa sera non posso che ritenermi molto soddisfatto (ho collegato anche la zona 9 ma nello screenshot non so perchè non compaia), sono stati tutti effettuati con potenza massima di 30 watt o meno. A voi il giudizio.

Ma ho voluto testare anche dove potesse arrivare l'antenna utilizzando una potenza di 50W e mi sono collegato all'SDR di Tambov in Russia e vedevo chiaramente nel waterfall il mio segnale ricevuto ad una distanza di 2253 KM, niente male per un dipolo davvero "sbandato".

Conclusioni

Non mi resta che dire che questo accrocchio mi ha dato delle grandissime soddisfazioni essendo appunto una soluzione di grande compromesso ma che comunque ci permette QSO di tutto rispetto e soprattutto di fare radio e divertirci. Per cui non mi resta che ringraziare Saverio IK7IFW per il suo dipolo sbandato e Franco IK7XJA che me l'ha fatto conoscere.

Piccolo aneddoto

Nelle mie prime esperienze in radio mi ricordo che in realtà il dipolo sbandato di Saverio l'avevo praticamente già costruito, ma inconsapevolmente. Avevo utilizzato sempre lo stesso centrale e lo avevo fissato ad uno dei cavallini/ometti che tengono fisso il balcone del primo piano (parliamo di meno di 4 metri di altezza) ed allora lavoravo in fonia (oggi faccio solo telegrafia) ed usavo l'accordatore interno del mio primo apparto per accordare il dipolo arraffazzonato facendomi sentire discretamente: la soddisfazione era tanta ed il divertimento ancor di più. Avere anche la banda degli 80 metri è un must che ogni OM ricerca spasmodicamente proprio perchè non gli basta mai!

Buoni QSO a tutti, 73!

Link utili:

Episodio 41: Radiochiacchere, la banda degli 80 metri e le sue antenne

Tool per calcolo lunghezze del dipolo

187571735.inviare messaggi senza wifi e rete

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Cos’è Bitchat?

Bitchat è un’app di messaggistica peer-to-peer decentralizzata sviluppata da Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter, annunciata nel luglio 2025. Funziona tramite reti mesh Bluetooth Low Energy (BLE) per comunicazioni offline, senza bisogno di internet, senza bisogno di un account e di una vostra mail e non passa per nessun server centrale, praticamente non ha padroni, l’unico proprietario siete voi ed il vostro smartphone.

https://kamyarshah.com/wp-content/uploads/2020/07/Communications.jpg
da https://kamyarshah.com/communication-mindful-and-effective-ways-to-keep-everyone-informed/

Caratteristiche Principali

Per usare Bitchat non avete bisogno di nessuna connessione internet e tantomeno del WiFi, basta il vostro cellualare. In parole molto semplici questa app non fa altro che creare un nodo della rete #mesh sfruttando il vostro telefono via bluetooth, cioè il vostro smartphone si trasmorma a tutti gli effetti in un nodo e può comunicare con la rete #mesh di un altro nodo costituita a sua volta da un altro smartphone; più nodi ovviamente danno origine ad una rete appunto, intrecciata come una maglia (da qui il nome #mesh). Il raggio d’azione per ora è limitato a circa 30-50m (raggio d’azione del bluetooth) e viene rilevato automaticamente dall’app se c’è qualcuno nel raggio d’azione.

Ma torniamo al nostro caso specifico con Bitchat: il messaggio così inviato dal nostro smartphone (nodo) passa da un utente all’altro direttamente (se è nel suo raggio d’azione) o con un “salto” (hop) sfruttando i vari nodi che trova nelle vicinanze (gli altri smartphone che fanno da ponte) fino a giungere al destinatario finale che paradossalmente può essere a centinaia di migliaia di km. Difficile sinceramente arrivarci con una connessione bluetooth, ma se tutti nel nostro smartphone avessimo installata un app come Bitchat che sfrutta questo tipo di connessione diciamo che allora potremmo avere delle ottime probabilità di riuscirci.

Se volete ascoltare la puntata del podcast a cui ho dedicato questo argomento la trovate qui:

Come Funziona la Rete Mesh in Bitchat?

Come detto più sopra ogni dispositivo diventa un nodo che invia, riceve e inoltra messaggi, creando una rete “a maglia” (#mesh appunto) dove i messaggi rimbalzano tra smartphone vicini entro 30-50 metri via bluetooh, estendendo il raggio oltre la portata diretta. Insomma più la installiamo e più crescerà la rete, più avremo la possibilità di raggiungere un destinatario lontano da noi.

Ma che senso ha una rete del genere?

Bitchat o le reti mesh in generale sono l’ideale quando ad esempio si verificano cadute della rete internet in caso di calamità o disastri naturali. Oppure in caso di grandi manifestazioni come concerti, festival o grandi raduni per fungere da avviso critico di massa cosicchè tutti possono ricevere instantanemente in automatico un messaggio di alert contemporaneo. Insomma funziona come chi si mette in ascolto su una determinata frequenza. Le reti mesh infatti sono tipologie decentralizzate dove i nodi (smartphone) si connettono tra loro per trasmettere dati in modo diretto senza la necessità di internet e di un server hub centrale.

Ma è davvero una tecnologia nuova?

Assolutamente no, anzi è vecchia quanto il bluetooth o meglio quanto la scoperta delle onde radio. Scherzi a parte in ambito radioamatoriale la usiamo già da qualche tempo tramite il protocollo meshtastic e meshcore. Qui in sostanza cambia il tipo di hardware, invece che usare direttamente il telefono infatti (come con Bitchat) usiamo una scheda specifica che si può acquistare online presso il noto rivendotre cinese, ci applichiamo un antenna adatta per la frequenza di emissione di 868 MHz (quindi qualche centimetro) e tramite il nostro cellulare ci agganciamo al bluetooth della scheda in questione e siamo “on air” e pronti a lanciare il nostro segnale radio, che in questo caso però percorrerà diversi km (non come con Bitchat), addirittura anche qualche centinaio in condizioni ottimali e di altezza sopraelevata come la trasmissione da una collina o montagna. Percui le possibilità di raggiungere un altro nodo sono decisamente superiori in questo caso. Chiaramente la potenza di emissione è leggermente diversa e la frequenza di operabilità (oltre i canonici 868 MhZ disponibili liberamente per tutti, anche per chi non è radioamatore), è riservata nelle nostre bande VHF a 144-146 MHz con potenze di emissione superiori. Se volete approfondire l’argomento vi lascio sotto qualche link utile. In sostanza, se volete avete due alternative: o usare più semplicemente Bitchat attraverso il bluetooth del vostro smartphone oppure comprare una di queste schedine, collegarla al vostro smartphone (sempre e solo grazie al bluetooth), scaricarvi l’app dedicata e cominciare a trasmettere in radiofrequenza. Con questo secondo metodo trasmetterete sulla frequenza 868 MHz con una portata maggiore rispetto a Bitchat e qualche km lo fate di sicuro. Ultima opzione, se siete radioamatori, potete usare sempre la scheda collegata al telefono, ma su frequenze riservate ai radioamatori e con potenze più elevate appunto sulla banda VHF 144-146 MHz.

Insomma non vi resta che proavare Bitchat, tra l’altro l’app è assolutamente spartana, sembra di aprire un file di testo txt sul pc, non vi chiede nessuna registrazione, nessun account, nessun numero di telefono, insomma niente di niente. Provate e buoni QSO (collegamenti) come diciamo noi radioamatori.

Anche in questo caso la radio è sempre un passò avanti, e soprattutta è libertà!

Link utili

Comunicare senza internet (del collega e amico radioamatore Riccardo IU1PZC)

Lora Italia

Meshcore Italia

Meshtastic Italia

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